25
Mar 2020

Olimpiadi di Tokyo, a presto!

Olimpiadi di Tokyo rinviate al 2021, ieri è arrivata l’ufficialità.

L’emergenza Covid-19 ha portato il Comitato Olimpico Internazionale e il Giappone a rinviare di un anno i Giochi, il cui inizio era previsto per il prossimo 24 luglio.

La partenza della fiaccola olimpica, in programma questo giovedì, è annullata. Anche lei – come un po’ tutti noi in questo periodo – dovrà rimandare la sua corsa. Corsa posticipata, ma non cancellata. La fiamma olimpica infatti resterà in Giappone e i Giochi della XXXII Olimpiade, anche se si svolgeranno l’anno prossimo, continueranno a chiamarsi “Tokyo 2020”.

Il Giappone, dove ho corso e di cui ho raccontato il modo diverso di approcciare allo sport, è forte e saprà realizzare qualcosa di stupendo, pur nella difficoltà di questi eventi.

Ma quello che è successo è una novità assoluta nella storia dei Giochi?

Dall’edizione di Atene nel 1896 – le prime Olimpiadi dell’era moderna – i Giochi non si sono disputati solo in tre occasioni. Si tratta delle edizioni del 1916, del 1940 e del 1944 e la ragione è facilmente intuibile. La prima e la seconda guerra mondiale impedirono lo svolgimento dei Giochi olimpici.

La speranza con cui De Coubertin aveva rilanciato le Olimpiadi – far competere i giovani del mondo attraverso lo sport e non su un campo di battaglia – sembrava venuta meno.

Ma già tre anni dopo la fine del secondo conflitto mondiale la fiaccola riprese il suo viaggio verso Londra, dove nel 1948 si svolsero regolarmente i Giochi della XIV Olimpiade.

Oggi, il mondo si trova a combattere una guerra diversa, ma questa volta lo facciamo su un fronte comune. Come i cinque anelli del simbolo olimpico, siamo intrecciati e ognuno è chiamato a fare la propria parte. Senza lasciarsi prendere dallo sconforto, anche se costa fatica e sacrificio. Possiamo prendere spunto dalle parole di un campione, Filippo Tortu, che alla notizia dello slittamento dei Giochi ha reagito così:

Rinviare le Olimpiadi è la scelta giusta: dobbiamo tutelare la salute di tutti e anche noi atleti dobbiamo adeguarci. Per quanto mi riguarda avrò un anno in più per prepararmi.

I Giochi olimpici – come quasi tutte le nostre attività in questo momento – subiscono un rallentamento forzato, ma riprendendo le parole di Filippo e il motto delle Olimpiadi “citius, altius, fortius”: ripartiremo più veloci, arriveremo più in alto e ci ritroveremo più forti di prima.

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Daniele Barbone

48 anni nato ad Alessandria, felice papà di Tiziano, vive tra Novara e Milano.

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